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BLOGGER SOTTO ESAMI
Il blogger ha gli esami, l'attività del blog è dunque sospesa e riprenderà regolarmente non prima di ottobre. Sperando che il blogger li passi...

lunedì 30 gennaio 2012

Come capire quando è inutile discuterne: le frasi "allarme cazzata"

A me piace discutere di politica, in internet e non. Mi piace riuscire ad affermare le mie ragioni (la "Verità") e convincere il mio avversario o qualche spettatore che ciò che penso è giusto. Sono però contento quando mi trovo davanti un valido avversario, in grado di mettermi in difficoltà, poiché trovo sia giusto conoscere più di un (buon) punto di vista e poiché credo che sentire pareri diversi dal proprio giovi alla salute (mentale) e contribuisca a rendere meno frequenti eventuali deliri di onnipotenza. Capita però a volte che discutere si riveli una perdita di tempo: l'interlocutore non solo dimostra di non sapere nulla di ciò di cui parla e di limitarsi a banalità, ma anche di essere troppo ottuso o troppo ideologizzato per poter cambiare idea.
Sia a me che ad alcuni miei amici è già capitato più volte di impuntarsi in discussioni a senso unico e perdere ore preziose a ripetere sempre gli stessi concetti a persone ricettive quanto un muro di mattoni. Per questo motivo, ho deciso di scrivere questo elenco (che verrà aggiornato, se mi andrà di farlo) di "indicatori di discussione inutile", ovvero di frasi o parole che, se scritte dal vostro interlocutore, devono suonare a voi come campanelli d'allarme e suggerirvi di non perdere altro tempo. Poi, se siete particolarmente pazienti, potreste lasciar correre per un paio di volte, sperare che chi vi parla abbia avuto solo un momento di debolezza psicologica, ma dopo il terzo o quarto campanello d'allarme, fidatevi, chiudete subito la discussione (o direttamente la finestra del browser) e non spendete più tempo e nervi in una battaglia persa.

Ma ecco l'elenco:
  • "Quando c'era lui i treni partivano in orario", classico intramontabile del qualunquismo politico, si merita il primo posto
  • "Quelli di Destra vanno a puttane e quelli di Sinistra a trans", che è un po' l'equivalente di "i neri hanno il ritmo nel sangue, i Francesi la puzza sotto al naso, i Tedeschi sono freddi ed insensibili e gli Italiani mafiosi" e potrebbe soppiantare la prima in quanto a popolarità
  • "Tanto sono tutti uguali" se non si sta parlando di Aritmetica
  • "Le tasse sono un furto" et similia
  • "I poveri lo sono per scelta" et similia
  • "Prodi derubava gli Italiani" et simila
  • "La Padania è una realtà storica" o "gli asini volano" (le due espressioni si equivalgono)
  • "La Rai è notoriamente comunista", anche senza il "notoriamente"
  • "Santoro ci è costato un sacco di soldi, Mediaset invece non ci costa nulla"
  • "È tutta colpa dei giudici" et similia
  • "Toghe rosse"
  • "Comunista" riferita a chiunque non abbia mai votato comunista o non si sia mai dichiarato tale
  • "Comunista" in generale se usata come insulto (pericoloso indice di ottusità berlusconiana)
  • "Eroe" se riferito ai diretti responsabili della morte di civili innocenti
  • "Eroe" in generale, se ripetuta più di dieci volte nella stessa frase
  • "Eroe" se riferita ad un personaggio pubblico ancora in vita e con meno di settant'anni (oppure a Berlusconi)
  • "Zio Benito" qualora chi parla non abbia realmente uno zio di nome Benito
  • "Hitler" o "Nazismo" accompagnate da espressioni di lode, anche leggere
  • "Il Nazismo è stato fatto cadere dai massoni" o simili
  • "Razza" se non in riferimento ai cani
  • "Scie chimiche", "motore a energia infinita" o "complotto giudaico-massonico", in ogni caso e situazione, se non anticipate dalla frase "che cazzata le teorie complottiste riguardanti le/il"
  • "Giudeo" in generale, quando usata in senso dispregiativo (ovvero quasi sempre)
  • "Rettiliani", se non usata con ironia in espressioni tipo "certo, come no, è colpa dei rettiliani"
  • "Dio vi punirà", "convertitevi", "svegliatevi in Cristo" et similia
  • "*** è l'Anticristo" se al posto di *** non ci sono versetti dell'Apocalisse di Giovanni
  • "È tutto organizzato" o "è chiaro, sono tutti d'accordo", in particolar modo se è la conclusione di un ragionamento iniziato con "ipotizziamo" o "supponiamo che"
  • "SVEGLIAAAAAA" o "APRITE GLI OCCHI" se non sono le sette del mattino a parlarvi non è la vostra sveglia
  • "Ci vogliono far credere" e simili, specie se non è specificato "chi" ce lo vuole far credere (ricordando che se il soggetto è un generico "loro", allora resta comunque non specificato)
  • "VUOI RIMANERE UN SERVO", anche se scritto in minuscolo (lo è raramente)
  • "Sei una spia/disinformatore di ***", riferita a voi, quando al posto ci *** ci sono le parole Cia, Fbi, Mossad, Kgb (che non esiste più, ma vaglielo a spiegare), Massoneria, alieni, Governo, lobby gay, partito degli immigrati, partito degli Islamici, Bilderberg, etc...
  • "Lobby gay", "lobby atea", "lobby islamica", "lobby rettiliana", etc...
  • "Borghezio ha ragione" indipendentemente da cosa abbia detto Borghezio
  • "Notturno ha torto" (no, scherzo, quest'ultima non conta, è che mi sono fatto prendere la mano)

Queste sono le parole "campanello d'allarme cazzata" che mi sono venute in mente fin'ora, ma potrei aggiungerne altre in futuro. Se il vostro interlocutore le usa, il mio consiglio rimane sempre quello di lasciare correre per un paio di volte ma poi chiudere la discussione, salvando i vostri nervi da eccessivo stress e la tastiera del vostro computer da eccessiva usura.
Se poi proprio volete consumare nervi e tasti, scrivete un blog.

mercoledì 25 gennaio 2012

Ma, cari Compagni, non è questo il giorno della Rivoluzione

Come sapete, io, Notturno, ho l'inguaribile vizio di essere un Riformista radical-chic, che parla di operai ma lo fa mentre guida una Porsche (in realtà ho un'utilitaria e non comprerei una Porsche nemmeno se me la potessi permettere, ma non posso rovinarmi il personaggio). Non per questo però sono un sostenitore del sistema capitalista, riconosco in realtà che ha qualche pregio ed è migliore di altri già sperimentati in passato, tuttavia considero la prospettiva di una Rivoluzione di stampo Marxiano (aggiornata però al Ventunesimo secolo) sia non solo idealmente auspicabile ma anche realmente possibile. Tuttavia, non oggi.
Eppure tutto il Mondo pare oggi in fermento, tra Forconi, Onda d'Urto, Indignati, Occupy Wall Street, Primavera Araba, la bella e brava Camila che in Cile guida gli studenti e chi più ne ha più ne metta...
Momento, momento, mettiamo ordine. Tutti questi fenomeni sono profondamente diversi tra loro, è bene non confonderli. E inoltre, mi spiace, credo che nessuno di essi invererà le previsioni di Marx.
Cominciamo con la cosiddetta Primavera Araba. Scrivo "cosiddetta" più che altro perché non è un nome che mi piace, è di per sé troppo celebrativo e rende difficile il ragionamento (è difficile parlare in modo critico di qualcosa che celebri ogni volta che la nomini), anche se ormai è un termine universalmente accettato e quindi non posso evitare di usarlo. Per ciò che mi riguarda, però, avrei parlato di "Quarantotto arabo", o "Quarantotto del Medio Oriente". Alla fine, se ci pensate, è questo che è accaduto: movimenti popolari e perlopiù interclassisti hanno rovesciato vecchie dittature instaurando governi relativamente più democratici e "aperti", prendendo come modello la Turchia così come i Quarantottini e gli Illuministi prima di loro guardavano con favore all'Inghilterra. Nessuna rivoluzione di "proletari" (termine un po' antiquato, in effetti), nessuna intenzione di cambiare un sistema capitalista in Paesi dove questo era ancora lontano dall'affermarsi. Insomma, se volessimo interpretare il fenomeno in chiave marxiana, potremmo vedere nella Primavera Araba analogie con quella "Rivoluzione borghese" propedeutica a quella proletaria, per la quale i tempi sarebbero davvero prematuri.
Ma non credo che qualcuno si aspettasse davvero questo nelle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa, mentre promettono meglio gli Indignados e Occupy. In effetti, per un certo verso, questi movimenti potrebbero ben far sperare. Entrambi i movimenti (è bene comunque non confonderli), infatti, portano con sé la consapevolezza che il sistema va cambiato, riformandolo oppure sradicandolo. Occupy si scaglia contro il sistema economico americano delle lobby e dell'alta finanza e forse per la prima volta dal '68 un movimento popolare di massa e diffuso sostiene a gran voce che il modello americano non è il migliore dei mondi possibile. Gli Indignati europei non hanno invece un nemico ben definito, che non sia "le banche" o "il debito", concetti ben più estesi di quelli del movimento americano e che neppure loro comprendono bene. Questo è il loro limite, tuttavia per la prima volta da molti anni al centro della protesta vi sono concetti più economici che strettamente politici e tutto il "sistema" è messo in discussione. I due movimenti, diffusi su scala "continentale" in tutto l'Occidente, sono dunque storicamente rilevantissimi ma, mi spiace, non credo che siano in grado di portare avanti una Rivoluzione.
Il movimento americano, probabilmente, neppure lo vuole. Mentre in Europa la contestazione del sistema Occidentale è stata portata avanti per anni dai partiti socialisti e comunisti, infatti, in America è una cosa del tutto nuova. Manca dunque un retroterra culturale di fondo in cui far maturare idee rivoluzionarie, retroterra che forse potrà nascere proprio a seguito degli eventi del '11.
Diversa è la situazione degli Indignati. Dei miei dubbi sugli Indignati ho già parlato in passato, in uno dei miei primi post, ora quindi sarò breve. Come ho scritto sopra, il problema degli Indignati è che non conoscono a fondo il sistema che criticano, il quale è in realtà molto complesso. È per esempio errato dire che il debito è "dei governi", il debito è degli Stati, contratto per decisione dei governi, è vero, i quali però sono stati eletti. Quando si doveva scegliere se essere meno ricchi oppure indebitarsi, chi ora si indigna da che parte stava? Il non conoscere il sistema che si critica, quindi, è a mio parere il problema degli Indignati. Non è questo un problema da poco: Marx ha studiato a fondo il sistema economico capitalista prima di profetizzarne la fine e sosteneva che la Rivoluzione sarebbe avvenuta quando operai e braccianti agricoli avrebbero compreso il sistema economico di cui costituivano (-scono?) il gradino più basso, così da rendersi conto di essere sfruttati e comprendere come far sì che ciò non avvenisse più. Forse stiamo imboccando questa strada, ma ho buone ragioni per credere che il cammino sia ancora lungo.
Ancora diverso è il movimento degli studenti del Cile (se non ne avete mai sentito parlare, cercate su Google, magari per farvi un'idea veloce leggete qui). In Cile infatti non c'è crisi economica, l'aumento del prezzo delle materie prime ha portato nuovo benessere e le classi sociali ne chiedono una migliore distribuzione, studenti in primis i quali vorrebbero un'Università di qualità ed accessibile a tutti. Niente a che fare con gli Indignados, quindi, mentre potremmo trovarci analogie con il '68 europeo ed americano, ma comunque questa rimane una protesta con specifici obiettivi, che chiede cambiamenti importanti ma non tenta una rivoluzione.
Infine, devo dire qualcosa sul movimento dei contadini siciliani, i "Forconi", a cui si sono aggiunti i pescatori e gli autotrasportatori e, pare proprio sotto la spinta di quest'ultimi, il movimento si è organizzato nel "Comitato Forza d'Urto". Forconi e camionisti sono riusciti a fermare la Sicilia per giorni interi e più voci hanno parlato di "Rivoluzione". Ma Rivoluzione non è.
Di Forconi e Forza d'Urto di per sé non posso però parlare più di tanto: sono proteste profondamente "locali", legate alla realtà siciliana o alla categoria degli autotrasportatori ma io di queste realtà conosco troppo poco per le distanze geografiche ed economiche che mi separano da esse e quindi, pur essendomi interessato ed avendo letto molto in proposito, evito di esprimermi in giudizi che non siano strettamente legati al discorso che sto facendo. Ho tuttavia buoni motivi per sostenere che non si tratta di un movimento rivoluzionario. Innanzitutto vi sono motivazioni storiche: i contadini, ovvero piccoli e medi proprietari terrieri e non braccianti agricoli, sono una classe sociale tipicamente conservatrice o reazionaria, la loro fortuna è legata ad un pezzo di terra e non possono rischiare di perderlo. Poi, leggendo molto materiale diffuso su internet e non (sotto vi posterò qualche link, non lo faccio qui perché sono tanti), scaturiscono molti dubbi sulla spontaneità della protesta, specie per ciò che riguarda gli autotrasportatori, e sull'orientamento politico della protesta e dei protestanti. Anche supponendo la buona fede del Movimento e di tutti i manifestanti, però, non si può parlare di Rivoluzione: è sufficiente leggere le richieste del Comitato Forza d'Urto, reperibili sul sito ufficiale, per accorgersi che gli interessi del movimento sono essenzialmente "corporativi" e non riguardano una riforma della società tutta. Questo di per sé non sarebbe un grave handicap, ma solo nel caso in cui anche le altre classi sociali si fossero uniti a Forconi e Forza d'Urto, portando ciascuna le proprie istanze e trovando un accordo e un programma comune, per poi stilare un programma "rivoluzionario" che... no, stiamo virando decisamente verso l'inverosimile, nulla di tutto ciò è accaduto né contadini, pescatori e camionisti hanno alcuna intenzione di far sì che accada. Quella siciliana è stata una protesta in difesa degli interessi di specifiche categorie (con richieste forse legittime forse no, io non pretendo di saperlo), non c'è alcuna rivoluzione in corso.
Per concludere, devo far notare che né Beppe Grillo né il suo Movimento 5 Stelle hanno in progetto una Rivoluzione che coinvolga società ed economia. Gran parte dei sostenitori di Grillo sono lavoratori autonomi e piccoli imprenditori (ne avevo già parlato qui) che avrebbero solo da perdere a seguito di una Rivoluzione, Grillo lo sa e non si muove in una tale direzione e il M5S in questo non si discosta dal proprio ispiratore. Le istanze "riformatrici" del Movimento sono infatti più politiche che sociali; è probabile in realtà che i sostenitori del M5S considerino ciò "rivoluzionario", ma sarebbe davvero uno sminuire grandemente questo termine: poco importa se il sistema dei partiti vacilla quando i poveri rimangono poveri e nessuno pensa a loro, perché il "nemico" è Equitalia.

Questo dunque è il motivo per cui non vedo una Rivoluzione all'orizzonte: manca un'ideologia, ovvero un sistema di ideali, diffusa in modo esteso che sia capace di ispirarla. Mancano prospettive per un futuro migliore, per ora. In futuro, chissà. Riformisti e Rivoluzionari si diano da fare, ognuno a suo modo, per creare nuove idee e diffonderle tra chi manifesta: potrebbe anche scaturirne qualcosa di buono.

Naturalmente, questa però è solo la mia opinione. In particolare, è difficile definire con precisione i movimenti di protesta, io ne ho parlato per come li vedo ma è una visione comunque soggettiva e parziale. Non pretendo di avere la verità in tasca ma solo di fornire un'opinione in più. Quindi, se non vi piace il mio punto di vista, indagate meglio di quanto abbia fatto io e createvene uno voi, non è mia intenzione con questo post formare né informare qualcuno.
Ma non sapevo di che altro scrivere.


E non dite che non mi sono impegnato. Comunque, consiglierei di leggere questi miei link dall'ultimo al primo, così almeno li ho letti io.

E già che ci sono, se avete un paio di orette vi consiglierei di leggere anche il "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels, reperibile a questo link. Così capirete meglio i miei riferimenti e, in generale, saprete di cosa si parla quando lo si cita. E, se già non lo sapete, scoprirete che non è un ricettario incentrato sul cucinare bambini per quando i Comunisti hanno ospiti a cena.

sabato 14 gennaio 2012

Nelle forme e nei limiti della Costituzione. Perché la Democrazia non è solo il governo della maggioranza

Vengono raccolte più di un milione e duecento mila firme per indire un referendum che cambi l'attuale legge elettorale, considerata pessima da molti, e la Consulta respinge la proposta. Questo è ciò che è successo oggi in Italia.
Ecco, potrei fermarmi qui, denunciare questo "grave attacco alla Democrazia" e prendermi qualche applauso, ma sarei un pessimo blogger. Non che io sia favorevole al Porcellum, avevo anzi già detto in passato che considero l'attuale legge elettorale una delle principali cause del degrado della vita politica di questi ultimi anni. Il punto però è un altro: non voglio parlare della legge elettorale, se n'è già detto tanto, ma della decisione della Consulta in sé. La decisione infatti è motivata dal fatto che, in caso di (probabile) vittoria del sì al referendum, ci sarebbe un vuoto legislativo: non avremmo più una legge elettorale e questo in una Democrazia non è giuridicamente accettabile. Alcuni giuristi, in verità, sostengono che in questo caso (non ci sono precedenti) con la cancellazione del Porcellum sarebbe dovuta tornare in vigore la precedente legge, il Mattarellum, ma la Consulta ha avuto un parere diverso, suppongo perché in Italia un referendum può essere solo abrogativo, e quindi ha respinto la proposta. Ora, si può essere d'accordo o meno con questa decisione (se volete approfondire, vi consiglio questo articolo di Giannini, vice-direttore di la Repubblica), ma non credo si possa mettere in dubbio il fatto che sia legittima, ovvero che la Consulta abbia fatto il proprio lavoro, prendendo la decisione che ha ritenuto più giusta. Decisione che potrà non piacere a qualcuno, ma è il ruolo della Consulta e non di quel qualcuno prenderla.
Ma perché in una Democrazia il parere della Consulta e il timore di un vuoto normativo dovrebbero contare più di un milione di firme? Perché una Democrazia è tale solo se è uno stato di diritto, poiché essa è il "governo del popolo" e non "della maggioranza". Mi spiego: accanto ad una maggioranza esiste anche una minoranza che fa parte comunque del popolo e quindi in uno Stato "governato dal popolo" deve essere tutelata. Perciò la maggioranza non può avere un potere assoluto, ma il suo potere deve essere limitato da apposite leggi che neppure la maggioranza stessa, se non in particolari condizioni, può cambiare. Il che, in molte democrazie occidentali, si traduce con "avere una buona Costituzione". Se la Costituzione prevede che la decisione spetta alla Consulta e la Consulta ha deciso che il referendum non si farà, allora purtroppo non si può fare. Il che spiace molto anche a me, ma provate solo ad immaginare che, per esempio, qualche personaggio politico fascista ma non esplicito (e ce ne sono tanti) decidesse di indire un referendum per stabilire per legge (visto che è un esempio, chiudiamo un occhio sul fatto che un tale referendum non sarebbe abrogativo) che tutti i Rom che attraversano i confini del nostro Paese debbano essere scortati dall'esercito in apposite strutture da cui non potrebbero uscire, per non mettere in pericolo i residenti, dove verrebbe loro generosamente offerto un posto di lavoro obbligatorio, magari del lavoro manuale pesante, per ripagare la comunità che li "ospita" del disagio causato (insomma, dei lager per benpensanti). Credete che per un tale referendum si farebbe fatica a raccogliere cinquecentomila firme? Io ne dubito. Potrebbe anzi anche vincere il sì (e chi andrebbe mai a pensare al parallelo con i lager? in Italia? nel 2012?), ma non per questo sarebbe una legge legittima, poiché violerebbe i diritti umani. Ecco, in questo caso una sentenza negativa della Consulta sarebbe più che gradita.
Questa caratteristica della Democrazia, il fatto che il potere dei più sia comunque limitato, può quindi essere fastidiosa (si pensi per esempio al divieto di promulgare leggi retroattive, principio giusto che però rende difficile tassare i capitali scudati) ma è necessaria. Non è un caso infatti che spesso chi inneggia all'onnipotenza della maggioranza sia ben poco democratico, come Napoleone III, che affossò la Seconda Repubblica francese a colpi di "plebisciti", oppure Berlusconi ed al suo ritenersi un "unto degli elettori" "più uguale degli altri perché scelto dal popolo", lamentandosi del fatto che la Costituzione fosse un tremendo ostacolo alla propria azione. Oppure, si pensi a Hitler, che dopo essere stato eletto dalla maggioranza dei Tedeschi (sì, Hitler è stato eletto) ha massacrato quelle "minoranze" che erano Ebrei, Rom, omosessuali e Comunisti: forse il tacito consenso della maggioranza gliene dava il diritto?

Perciò, purtroppo è andata così, il referendum non si farà. La legge va cambiata ma dovremo farlo in altro modo, a meno di non potenziare lo strumento referendario (potrei anche essere d'accordo, ma i tempi sarebbero molto lunghi).
Tuttavia, è improprio parlare di "deriva antidemocratica", come ha fatto Di Pietro (che normalmente stimo, ma dovrebbe riflettere un po' prima di parlare) e come altri hanno ripetuto. Non si può criticare Berlusconi quando si lamenta della Costituzione e poi fare lo stesso. Il populismo è una brutta malattia, caro Di Pietro, attento a non avere una ricaduta.